mercoledì 26 novembre 2014

Differenze di genere e psicologia ingenua. Qual'è la verità?


I
Ieri, 25 novembre,  si è svolta la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Forse in pochi conoscono gli eventi storici che hanno consacrato questa data alla battaglia contro tale e ingiustificabile tipo di violenza che sembra non diminuire... il 25 novembre 1960, le sorelle Mirabal andarono a fare visita ai mariti, trasferiti nel carcere della città di Puerto Plata. Le tre donne furono vittime di un'imboscata degli agenti del servizio segreto militare. Portate in una piantaggione di canna da zucchero vennero violentate e massacrate a bastonate per poi essere strangolate. I loro corpi vennero poi rimessi nel veicolo sul quale stavano viaggiando che venne fatto precipitare per un dirupo simulando un'incidente. Furono "suicidate".
Voglio riportare un interessante articolo di Caterina Pasolini, pubblicato su La Repubblica, dal titolo Educare contro gli stereotipi di genere dai banchi di scuola, come spunto di riflessione sullo stato attuale della nostra consapevolezza rispetto al tema della violenza.

"La vicepresidente del Senato Valeria Fedeli ha presentato un disegno di legge per introdurre nelle scuole l'educazione di genere. Un primo passo nella battaglia contro la violenza alle donne: "Basta con i libri che alle elementari parlano di bambine che cucinano"
"La battaglia contro la violenza alle donne comincia sui banchi di scuola, con un insegnamento che la smetta di tramandare luoghi comuni che inchiodano maschi e femmine a stereotipi, che ignora quanto l'altra metà del cielo ha fatto in tutti campi, dalla storia alle letteratura passando per l'astronomia". Valeria Fedeli, vicepresidente del Senato, ne è convinta, tanto che ha presentato un disegno di legge per introdurre nelle scuole e nelle università l'educazione di genere. La scuola ora insegna luoghi comuni? "Alle elementari i libri parlano di bambine che cucinano o cullano le bambole e maschietti che giocano con le costruzioni, eppure in orbita ora mi pare ci sia una donna. Il problema è che in questo modo li si inchioda a stereotipi non lasciandoli liberi di seguire altre inclinazioni. Si dice che le bambine devono essere brave, ubbidienti e che i bambini non devono piangere ma vincere". È questa la differenza di genere? "Imparano una grammatica dei sentimenti sbagliata che si chiude attorno a loro come una gabbia, perché esclude la complessità di ogni essere. È un errore dire che piangere è da femmine ed essere forti è da maschi, tutti siamo forti e fragili allo stesso tempo e una lacrima non esclude tenacia, anzi". Sono sterotipi che cambiano la vita? "Sì perche uno non si sente autorizzato a pensare in modo diverso se ti hanno inculcato certe visioni, l'attesa del principe azzurro, la passività. Se chiedi ai bambini cos'è una governante ti rispondono una colf, non una donna presidente di regione. Eppure nella realtà le donne italiane sono molto più avanti di quello che si pensa, purtroppo è cosa difficile da accettare per i loro coetanei. La scuola in questo può aiutare a farli crescere assieme nel rispetto delle differenza e nella parità". I corsi sono voluti dall'Europa? "Sì, da agosto ce lo chiede in base alla convenzione di Istanbul. Sino ad oggi dal punto di vista della prevenzione alla violenza e per la parità di genere ci sono state sperimentazioni in alcune scuole, ma mai nulla di complessivo. Non sono mai diventate programma scolastico, al massimo un oretta ogni tanto". Come sarà la scuola della parità? "L'idea di fondo è che dalle elementari al liceo ci siano corsi che, dimenticando i luoghi comuni in primo luogo, rimandino ad un'idea di storia, letteratura e costruzione del mondo in cui si racconti anche il contributo delle donne. In questo modo si passa dall'infanzia in poi un messaggio di reale parità, nella diversità, di uguale contributo. In modo che nasca tra i ragazzi il profondo rispetto che porta al riconoscimento della libertà altrui di realizzarsi come forma di amore, invece del possesso come dimostrazione di affetto che porta alle violenze" Tanta ancora la strada da fare? "Be, lo dice un sondaggio fatto pochi giorni fa. Tutti i luoghi comuni sulle donne sono validi per gli uomini italiani Pensano che le loro compagne preferiscono stare a casa, non lavorare, occuparsi solo dei bambini. E questo non riconoscere la realtà e la voglia di parità c'è anche nel mondo del lavoro, dove le ragazze devono essere il doppio motivate e impegnate perché la loro bravura venga riconosciuta". La cultura per vincere la violenza? "Sì, come prevenzione è quello che serve perché la violenza di genere è indipendente dal censo, appartenenza sociale: operaio o avvocato non cambia, significa che c'è qualcosa di più profondo e atavico che va cambiato alla radice per smettere di contare ogni anno le donne ferite uccise dai loro compagni. Si cambia partendo dai bambini, gli uomini di domani".

Le Manifestazioni in piazza: quale utilità?
Qualsiasi giornata o manifestazione contro qualcosa e qualcuno è, a mio parere, inutile. Quando si va contro qualcosa le si da energia. Le si da la stessa energia che si mette per combatterla. Un atteggiamento maschile e non femminile, di accoglienza e accettazione, come dovrebbe essere quello verso qualcosa che non si comprende. Ma si sa, le pecore seguono il gregge se non c'è un pastore a guidarle. E quel pastore è la coscienza. Cosa fare se però tale coscienza è dormiente? 
Perché la coscienza collettiva si evolva è necessario che ci sia un'evoluzione di quella individuale. Nessuna società può avere un'evoluzione o una crescita se non parte dalle fondamenta. Il singolo cittadino. E le fondamenta di ogni società sono i bambini: l'infanzia. Se l'infanzia, come si sta facendo oggi, viene corrotta il processo educativo diventa un processo di castrazione. E come può esserci cambiamento in un mondo dove ancora si dice ai maschietti: "non devi piangere, è da femminucce!"... "ha il pisellino grosso come quello di papà... chissà quanti cuori spezzerà!" o alle femminucce: "stai buona e composta, non fare il maschiaccio". Illusioni. Bugie che vanno a depositarsi nel nostro inconscio personale attivando schemi cognitivi e copioni relazionali disfunzionali.
E ciò che non è conscio domina le nostre vite rendendoci vittime inconsapevoli di una manipolazione e  un controllo sociale atto a farci diventare consumatori di prodotti.
Quale coscienza ci può essere in delle "macchine" che credono di pensare e invece sono pensati da altri? Fino a quando le persone continueranno a seguire ciò che viene a lor propinato dai mass media e dalla cosiddetta edu-castrazione scolastica come modelli di pensiero omologati e comportamenti stereotipati?





Biologia o Cultura?
Fino a che punto incide la Biologia sul nostro modo di essere maschi o femmine? E forse l'ambiente che gioca la parte più importante nel darci forma? 
La verità è che ogni essere umano è maschio e femmina allo stesso tempo, a prescindere dal genere di appartenenza e alle scelte sessuali. Ci sono uomini più femminili di tante donne e donne più maschili di tanti uomini. Cosa significa questo?  Maschile è tutto ciò che coincide con penetrazione, competitività, analisi, razionalità, attività, linguaggio, estroversione e separazione. Femminile è tutto ciò che coincide con accoglienza, collaborazione, sintesi, intuizione, passività (ricettività), simbolismo, introversione, inclusione. In ogni essere umano si manifestano in percentuali diverse, un'energia maschile e una femminile. E ogni essere umano è diverso da un altro.
Dove sta quindi il problema?

Se il saggio indica la luna e lo stolto guarda il dito, il problema sta negli occhi di chi guarda. E noi non abbiamo occhi per vedere. Guardiamo ma non vediamo l'altro per com'è ma per come siamo noi. Se non sappiamo andare oltre la dualità il problema è nei nostri schemi mentali limitati che vogliono incasellare le persone dentro categorie ed etichette. E se non riusciamo a farlo re-agiamo con la violenza e il giudizio. 
Non permettiamo a nessuno di dirci come dobbiamo essere. Essere se stessi significa aver trasceso, con un lavoro su di sé, i modelli culturali e le opinioni degli altri sui noi stessi. Aver trasceso anche l'opinione e il giudizio sul nostro corpo e la nostra identità. 
Il "devo essere" va bandito con un "Io sono". Si, perché noi siamo esseri umani e non prodotti in vendita. Se io mi amo e mi accetto a prescindere valorizzo le mie differenze. E se amo non può esserci nessuna violenza. Se c'è violenza nel mondo è perché è dentro noi stessi. Quindi che senso ha manifestare se ciò che si manifesta all'esterno non è che il riflesso di ciò che è all'interno? Gira lo specchio è osserva. E lì che che troverai la menzogna... o la verità.

Tiziano Cerulli

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